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COMMERCIO ELETTRONICO

Le cessioni online rappresentano sempre di più una modalità di vendita alternativa a quella tradizionale, in quanto, rispetto a queste ultime permettono, la riduzione di importanti costidi struttura che, invece, gli operatori tradizionali sono obbligatia sostenere per proporre i prorpi prodotti.

Il fenomeno del commercio elettronico, per questo motivo e per moltissimi altri fattori, ha rappresentato nel corso degli ultimi anni una delle modalitò di vendita con il maggior tasso di crescita.

Il contratto telematico è il contratto concluso mediante l'uso di computers (o altri strumenti informatici) tra loro collegati. Si tratta, dunque, di un accorso tra soggetti reciprocamente assenti (non presenti nello stesso luogo) poichè la loro interfaccia è costituita dallo strumento informatico utilizzato

COMMERCIO ELETTRONICO INDIRETTO

Il commercio elettronico “indiretto”, ai fini Iva, rappresenta una cessione di beni. In particolare, tale tipologia di commercio, a differenza del commercio elettronico diretto, è assimilato alle vendite per corrispondenza, di conseguenza, ai fini della fatturazione vale la regola stabilita dall’articolo 22, comma 1, n. 1) D.P.R. 633/1972, secondo cui, l’emissione della fattura non è obbligatoria, se non è richiesta dal cliente non oltre il momento di effettuazione dell’operazione

Dal punto di vista pratico, ai fini Iva vengono applicate le relative norme internecomunitarie e internazionali, in quanto, come accennato, trattasi a tutti gli effetti di una vera e propria cessione di beni, equiparabile a quella “classica”, in cui sussiste il contatto diretto tra cedente e cessionario.

Oltre alle disposizioni di cui all’articolo 22 D.P.R. 633/1972, per il commercio elettronico trovano applicazione anche le disposizioni di cui all’articolo 2, comma 1, lettera oo) D.P.R. 696/1996, secondo cui per tali operazioni, qualificabili ai fini Iva come interne, non sussiste nemmeno obbligo di emettere ricevuta/scontrino fiscale, per quanto concerne le operazioni interne.

Sebbene, come abbiamo appena visto, non sussista l’obbligo di fatturazione (se non dietro espressa richiesta del cliente stesso), ciò non rende del tutto esenti da adempimenti i soggetti cedenti. Infatti, rimane ferma:

  1. l’annotazione dell’operazione di vendita sul registro dei corrispettivi;
  2. l’istituzione, insieme al registro dei corrispettivi, del registro delle fatture emesse di cui all’articolo 23 D.P.R. 633/1972 nel caso in cui sia stata emessa fattura;
  3. l’obbligo di accompagnare la merce venduta con documento di trasporto (DDT).

Come evidenziato dall’Agenzia delle entrate con la risoluzione 274/E/2009, seppur non sussista obbligo di fatturazione, chi esercita l’attività di vendita di beni online deve tener conto della possibilità che il contribuente restituisca la merce ricevuta (c.d. resi). Mancando la fattura, il venditore non può emettere la nota di variazione (articolo 26 D.P.R. 633/1972) poiché manca la fattura di riferimento da rettificare. In tale ipotesi, secondo quanto indicato in tale documento di prassi, per poter procedere con il “recupero” dell’Iva derivante dal reso del bene ceduto mediante commercio elettronico indiretto, il soggetto cedente deve fornire la documentazione che consenta di individuare gli elementi necessari a correlare la restituzione al medesimo bene risultante dal documento – che la società è tenuta a conservare – probante l’acquisto originario, quali:

  • le generalità del soggetto acquirente;
  • l’ammontare del prezzo rimborsato;
  • il “codice” dell’articolo oggetto di restituzione;
  • il “codice di reso” (quest’ultimo deve essere riportato su ogni documento emesso per certificare il rimborso).

Tuttavia, sotto il profilo operativo, la nota di variazione può essere emessa solo a fronte di cessione di beni per le quali si stata emessa la fattura; mentre per le operazioni soggette al rilascio dello scontrino/ricevuta fiscale è necessario rinviare alle disposizioni di cui all’articolo 12 D.M. 23.03.1983, che prevede, tra l’altro, l’indicazione nello scontrino fiscale di “eventuali rimborsi per restituzione di vendite o imballaggi cauzionati” (risoluzione 86/E/2007).

La stessa Agenzia delle entrate, con la risoluzione 219/E/2003, ha chiarito che oltre agli adempimenti Iva è necessario che dalle risultanze delle scritture ausiliare di magazzino, correttamente tenute, sia possibile verificare la movimentazione fisica del bene reinserito nel circuito di vendita.

COMMERCIO ELETTRONICO DIRETTO

Il commercio elettronico diretto può essere ricondotto al concetto di compravendita di beni immaterialidigitali; ossia di “beni” che non necessitano di supporti fisici per essere oggetto di trasferimento, in quanto possono essere trasferiti mediate l’utilizzo del web.

In altri termini, si è in presenza del c.d. “commercio elettronico diretto” qualora l’oggetto della transazione siano beni immateriali o digitalizzati e la medesima operazione commerciale, ovvero la cessione e la consegna, avviene per via telematica, attraverso, cioè, la fornitura in rete di prodotti virtuali (generalmente mediante download del bene immateriale – si pensi ad esempio ad un software ovvero e-book).

Tale inquadramento deriva dalla lettura della Direttiva 2006/112/CE, nonché dall’analisi del Regolamento UE 282/2011, come modificato da ultimo dal Regolamento di esecuzione UE 1042/2013, valido a partire dal 1° gennaio 2015.

Ai fini fiscali, secondo quanto indicato dall’Agenzia delle entrate con la risoluzione 274/E/2008, il commercio elettronico diretto è qualificato come una prestazione di servizi e non una cessione di beni, diversamente dal commercio elettronico indiretto.

Sotto il profilo sostanziale l’articolo 7 Regolamento UE 282/2011 individua le seguenti prestazioni di serviziche rientrano nel concetto di commercio elettronico diretto, in quanto rese tramite mezzi elettronici:

  • la fornitura di software e relativo aggiornamento;
  • la fornitura di immaginitesti e informazioni e messa a disposizione di basi di dati;
  • la fornitura di musicafilmgiochi, compresi i giochi di sorte o d’azzardo, programmi o manifestazioni politici, culturali, artistici, sportivi, scientifici o di intrattenimento;
  • la fornitura di prestazioni di insegnamento a distanza;
  • la fornitura di prodotti digitali in generale, compresi software, loro modifiche e aggiornamenti;
  • i servizi che veicolano o supportano la presenza di un’azienda o di un privato su una rete elettronica, quali un sito o una pagina web;
  • i servizi automaticamente generati da un computer attraverso Internet o una rete elettronica, in risposta a dati specifici immessi dal destinatario;
  • la concessione, a titolo oneroso, del diritto di mettere in vendita un bene o un servizio su un sito Internet che operi come mercato online, in cui i potenziali acquirenti fanno offerte attraverso un procedimento automatizzato e in cui le parti sono avvertite di una vendita attraverso posta elettronica generata automaticamente da un computer;
  • le offerte forfettarie di servizi Internet (Internet services packages, ISP) nelle quali la componente delle telecomunicazioni costituisce un elemento accessorio e subordinato (vale a dire, il forfait va oltre il semplice accesso a Internet e comprende altri elementi, quali pagine con contenuto che danno accesso alle notizie di attualità, alle informazioni meteorologiche o turistiche, spazi di gioco, hosting di siti, accessi a dibattiti online, ecc.);
  • i servizi elencati nell’Allegato I allo stesso Regolamento UE 282/2011

 

ASPETTI PROCEDURALI DEL COMMERCIO ELETTRONICO

La consegna della merce o la fruizione dei servizi acquistati on line rappresenta l’epilogo di un processo che parte da lontano sotto il profilo organizzativo e procedurale.

Infatti, un’operazione di commercio elettronico nasce con lo “scambio” di tutta una serie di informazionitra il soggetto venditore/prestatore e il soggetto acquirente/committente. In particolare, l’iter del commercio elettronico potrebbe essere così sintetizzato:

  1. la messa a disposizione delle informazioni generali obbligatorie da parte del fornitore (venditore/prestatore), ossia la fornitura agli utenti delle informazioni legate alle condizioni/clausole generali di vendita, nel pieno rispetto di quanto stabilito dal Lgs. 70/2003, nonché l’indicazione degli obblighi di cui al Codice del Consumo, come modificato dal D.Lgs. 21/2014;
  2. la compilazione da parte dell’utente dell’ordine di acquisto, con la scelta del prodotto, delle condizioni di pagamento, dell’indirizzo di recapito fisico della merce o del luogo di fruizione del servizio;
  3. l’inoltro dell’ordine da parte del fornitore ai fini della spedizione, con invio della ricevuta di avvenuta spedizione.

Con riferimento alla messa a disposizione delle informazioni generali obbligatorie, di cui al D.Lgs. 70/2003 (punto n. 1 dell’elencazione precedente), si ricorda che le stesse risultano applicabili esclusivamente nei rapporti contrattuali B2B (business to business – rapporti tra soggetti economici) e B2C (business to consumer), con la conseguente esclusione dei rapporti di commercio elettronico C2C (consumer to consumer).

In particolare, secondo quanto stabilito dall’articolo 7 D.Lgs. 70/2003, le informazioni che devono essere fornite riguardano a titolo esemplificativo:

  1. Il nome, la denominazione o la ragione sociale;
  2. il domicilio o la sede legale;
  3. gli estremi che permettono di contattare rapidamente il prestatore e di comunicare direttamente ed efficacemente con lo stesso, compreso l’indirizzo di posta elettronica;
  4. il numero di iscrizione al repertorio delle attività economiche, REA, o al registro delle imprese;
  5. gli elementi di individuazione nonché gli estremi della competente autorità di vigilanza qualora un’attività sia soggetta a concessione, licenza od autorizzazione;
  6. l’eventuale ordine professionale o istituzione analoga, presso cui il prestatore sia iscritto e il numero di iscrizione;
  7. il titolo professionale e lo Stato membro in cui è stato rilasciato;
  8. il riferimento alle norme professionali e agli eventuali codici di condotta vigente nello Stato membro di stabilimento e le modalità di consultazione dei medesimi;
  9. il numero della partita Iva o altro numero di identificazione considerato equivalente nello Stato membro, qualora il prestatore eserciti un’attività soggetta ad imposta;
  10. l’indicazione in modo chiaro ed inequivocabile dei prezzi e delle tariffe dei diversi servizi della società dell’informazione fornita, evidenziando se comprendono le imposte, i costi di consegna ed altri elementi aggiuntivi da specificare;
  11. l’indicazione delle attività consentite al consumatore e al destinatario del servizio e gli estremi del contratto qualora un’attività sia soggetta ad autorizzazione o l’oggetto della prestazione sia fornito sulla base di un contratto di licenza d’uso.

Sempre secondo quanto stabilito dal D.Lgs. 70/2003, e, in particolare dall’articolo 21, nei casi in cui manchino o siano incomplete le informazioni di cui sopra, e sempre che l’omissione o l’incompleta indicazione non costituisca reato, il fornitore è punito con una sanzione amministrativa pecuniaria da un minimo di € 103 ad un massimo di € 10.000; sanzione che raddoppiata nei casi di particolare gravità o di recidiva nella commissione della medesima violazione.

Come accennato, oltre al rispetto delle condizioni di cui al D.Lgs. 70/2003, nel caso in cui “l’utente” sia un consumatore, come definito dal Codice del Consumo, l’articolo 51 D.Lgs. 206/2005 (c.d. Codice del Consumo) prevede l’obbligo per il fornitore/prestatore di fornire o di mettere a disposizione del consumatore medesimo, in modo appropriato al mezzo di comunicazione utilizzato, gli obblighi informativi previsti per i contratti a distanza e per quelli negoziati fuori dai locali commerciali; informazioni contenute nell’articolo 49, comma 1, lett. da a) a v), D.Lgs. 206/2005.

Si segnala, tuttavia, che alcune delle informazioni obbligatorie previste dal D.Lgs. 206/2005 si sovrappongono a quelle previste dal sopra citato D.Lgs. n. 70/2003. In particolare, secondo quanto previsto dal citato articolo 49 D.Lgs. 206/2005 devono essere fornite informazioni riguardanti:

  1. l’identità del fornitore;
  2. l’indirizzo geografico dove il fornitore è stabilito e il suo numero di telefono, di fax e l’indirizzo elettronico, ove disponibili, per consentire al consumatore di contattare rapidamente il fornitore e comunicare efficacemente con lui e, se applicabili, l’indirizzo geografico e l’identità del professionista per conto del quale agisce;
  3. le caratteristiche essenziali del bene o del servizio;
  4. il prezzo del bene o del servizio, comprese tutte le tasse o le imposte;
  5. le spese di consegna;
  6. le modalità del pagamento, della consegna del bene o della prestazione del servizio e di ogni altra forma di esecuzione del contratto;
  7. l’esistenza del diritto di recesso o di esclusione dello stesso;
  8. le modalità e tempi di restituzione o di ritiro del bene in caso di esercizio del diritto di recesso;
  9. il costo dell’utilizzo della tecnica di comunicazione a distanza, quando diverso dalla tariffa di base;
  10. la durata della validità dell’offerta e del prezzo;
  11. la durata minima del contratto in caso di contratti per la fornitura di prodotti o la prestazione di servizi ad esecuzione continuata o periodica.

Ciò che muta è, invece, il regime sanzionatorio: l’autorità preposta a vigilare su tali adempimenti, ovvero l’AGCM (Autorità Garante Concorrenza e Mercato), può infatti irrogare, nel caso di violazioni o omissione, una sanzione amministrativa pecuniaria da un minimo di € 2.000,00 ad un massimo di € 5.000.000,00, exarticolo 66 D.Lgs. 206/2005.

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