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FRANCHISING

Il Franchising è un contratto in cui un soggetto imprenditore (Franchisor) concede l’utilizzo di alcuni elementi immateriali che caratterizzano e distinguono la sua attività d’impresa (marchi, diritti di proprietà industriale, insegne, denominazioni commerciali etc.) ad altri soggetti (Franchisee), dietro il pagamento di un determinato corrispettivo.

Dal punto di vista sostanziale, con il contratto di franchising, il franchisor condivide con il franchisee (il proprio affiliato) tutto quel bagaglio di esperienza acquisita sul modo di lavorare (il know how), trasferendo all’affiliato un patrimonio di conoscenze attraverso la formazione a lui riservata.

Dal punto di vista civile, il contratto di franchising nasce come contratto atipico, cioè non disciplinato dal Codice Civile e rientra nella categoria dei contratti di distribuzione. Il franchising viene disciplinato solo nel 2004, da una legge speciale, la legge 6 maggio 2004 n. 129 entrata in vigore il 25 maggio 2004, e da tale data si applica a tutti i contratti in corso alla data stessa.

Ovviamente, nell’adempimento degli obblighi contabili e fiscali previsti dalla legge a seconda della forma prescelta, tanto il franchisor quanto il franchisee si troveranno a dover porre particolare attenzione alla contabilizzazione (civilistica e fiscale) degli accadimenti aziendali tipici dell’operazione.

Profili contabili

  1.  Diritto d’ingresso: in sede di stipula del contratto il franchisee deve generalmente corrispondere al franchisor un diritto di ingresso (initial fee). In quel momento, tanto il franchisor quanto il franchiseedovranno procedere alla contabilizzazione:
    1. a)per il franchisor il diritto di ingresso rappresenta un ricavo che concorrerà positivamente alla formazione del risultato economico d’esercizio, secondo gli ordinari principi di competenza economica (avendo tipicamente il contratto di franchising durata pluriennale, sarà necessario riscontare la parte di ricavo da rinviare agli esercizi futuri);
    2. b)per il franchisee il diritto di ingresso rappresenta, in via generale, un costo, che concorrerà negativamente alla formazione del risultato economico d’esercizio (sempre rispettando i principi di competenza economica). Tuttavia, sarà necessario valutare caso per caso quale sia la controprestazione del diritto d’ingresso: se prevede anche la concessione di elementi ad utilità pluriennale (ad esempio il marchio, diritti di brevetto industriale), i relativi costi dovranno essere iscritti all’attivo dello stato patrimoniale, tra le immobilizzazioni immateriali (tipicamente alla voce “oneri pluriennali”).
  2.  Royalties: costituiscono il corrispettivo che periodicamente il franchisee (per cui rappresenta un costo per servizi) deve riconoscere al franchisor (per cui rappresenta un ricavo d’esercizio). La loro contabilizzazione seguirà gli ordinari principi di competenza economica.
  3.  Beni del franchisor: sovente il franchisor mette a disposizione del franchisee, oltre ai beni immateriali che caratterizzano la sua attività d’impresa quali marchi, insegna etc., anche dei beni materiali (attrezzature, allestimenti, arredi etc.). Le modalità di contabilizzazione dei relativi costi (per il franchsiee) e ricavi (per il franchisor) saranno connaturate alle specifiche pattuizioni contrattuali previste dalle parti.
  4.  Contributi dovuti dal franchisee al franchisor per le campagne promozionali: spesso il franchisor può richiedere al franchisee di sostenere costi relativi a campagne promozionali; tali componenti rappresenteranno un costo per prestazioni di servizi per il franchisee, un ricavo accessorio per il franchisor.
  5.  Imposta di registro: il contratto di franchising deve essere redatto per iscritto, nel caso in cui lo stesso sia redatto per atto pubblico o scrittura privata autenticata, lo stesso dovrà essere registrato entro 20 giorni dalla data della stipula con il pagamento dell’imposta di registro nella misura fissa di € 168.

 

 

Profili fiscali

In linea di principio l’attività di franchising è una prestazione di servizi: pertanto, le regole generali da applicare saranno quelle proprie di tale fattispecie, e quindi l’art. 109 del TUIR (per le imposte sul reddito) e l’art. 3 del DPR n. 63372 (in materia di Imposta sul Valore Aggiunto).

Più in particolare, gli aspetti fiscali di maggiore criticità connessi al franchising sono legati alla posizione del franchisee, ed alle modalità con cui lo stesso fa concorrere i costi d’esercizio alla formazione del risultato economico fiscale di ciascun esercizio.

Con riferimento agli elementi immateriali che il franchisor mette a disposizione del franchisee, la norma tributaria di riferimento è l’art. 103 co. 2 del TUIR (unitamente al principio contabile n. 24 del 30/05/2005) che disciplina l’ammortamento dei beni immateriali, prevedendo che le quote di ammortamento del costo sostenuto per i diritti di concessione siano deducibili in misura corrispondente alla durata di utilizzazione prevista dal contratto o dalla legge. Pertanto, la licenza riconosciuta al franchisee dal franchisor sarà oggetto di ammortamento civilistico ultrannuale, senza alcun limite alla quota di deducibilità fiscale per ciascun esercizio. La durata del processo dovrà necessariamente fare riferimento alla durata prevista dal contratto.

Altro caso degno d’interesse è quello in cui il franchisor conceda al franchisee anche l’utilizzo di un immobile: in questo caso – come chiarito dall’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 49E del 13/03/2007 – la fattispecie integra un contratto di locazione e, pertanto, si dovrà versare la relativa imposta di registr

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