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REGIME FORFETTARIO 2020

L’accesso al regime forfettario consente di beneficiare non solo di una tassazione ridotta (pari al 15%), ma anche della riduzione dei contributi INPS (ne consegue un minor periodo contributivo ai fini pensionistici) così come di semplificazioni ai fini IVA e delle imposte sui redditi.

Chi applica il regime forfettario, inoltre, non addebita l’IVA in fattura ai clienti, non liquida l’imposta, ed è quindi esonerato dagli adempimenti collegati (presentazione della dichiarazione IVA, registrazione corrispettivi, fatture emesse e ricevute).

Per i soggetti che avviano una nuova attività l’applicazione del regime forfettario è ancora più conveniente: per i primi 5 anni di attività l’imposta dovuta è pari al 5%.

I presupposti e i requisiti da analizzare per capire quando si applica la flat tax del 5% sono i seguenti:

  • il contribuente non deve aver esercitato, nei tre anni che precedono l’avvio dell’attività, un’attività artistica, professionale o d’impresa, anche in forma associata o familiare;
  • la start up non deve essere una prosecuzione di un’attività già svolta in precedenza nella forma di lavoro dipendente o autonomo, fatta esclusione dei casi in cui si tratti di periodi di pratica obbligatoria per l’accesso ad arti o professioni;
  • se si prosegue l’attività svolta da un altro soggetto, i ricavi o compensi realizzati nel periodo d’imposta precedente non devono superare il limite per l’accesso al regime forfettario (che si ricorda, è pari a 65.000 euro anche nel 2020).

 

Nel regime forfetario, il reddito imponibile si determina applicando, all’importo di ricavi e compensi percepiti, un coefficiente di redditività, differenziato in base alla tipologia di attività svolta

Dal reddito determinato forfettariamente si deducono i contributi previdenziali obbligatori.

I coefficienti suddivisi in base al codice ATECO sono quelli riportati nella seguente tabella:

ProgressivoGruppo di settoreCodici attività ATECOCoefficiente di Redditività
1 Industrie alimentari e delle bevande (10 – 11) 40%
2 Commercio all’ingrosso e al dettaglio 45 - (da 46.2 a 46.9) - (da 47.1 a 47.7) - 47.9 40%
3 Commercio ambulante di prodotti alimentari e bevande 47.81 40%
4 Commercio ambulante di altri prodotti 47.82 - 47.89 54%
5 Costruzioni e attività immobiliari (41 - 42 - 43) - (68) 86%
6 Intermediari del commercio 46.1 62%
7 Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione (55 - 56) 40%
8 Attività Professionali, Scientifiche, Tecniche, Sanitarie, di Istruzione, Servizi Finanziari ed Assicurativi (64 - 65 - 66) - (69 - 70 -71 - 72 - 73 - 74 - 75) -(85) - (86 - 87 - 88) 78%
9 Altre attività economiche (01 -02 - 03) - (05-06-07-08- 09)- (12 - 13 - 14- 15 - 16 - 17 - 18 -19 - 20- 21 - 22 - 23 - 24- 25 - 26- 27 - 28 - 29 - 30- 31 - 32 - 33) - (35) - (36 - 37 - 38 - 39) - (49 - 50 - 51 - 52 - 53) - (58 - 59- 60-61 -62 - 63) - (77 - 78 - 79 - 80- 81 - 82) -(84) - (90 -91 -92 - 93) - (94 - 95- 96) - (97 - 98) - (99) 67%

 

Le modifiche al regime forfetario, di cui alla L. 190/2014, decorrenti dal 2020 riguardano:

•          i requisiti di accesso e permanenza, con la reintroduzione del limite circa il sostenimento di spese per lavoro dipendente;

•          le cause ostative, con la reintroduzione del limite circa il possesso di redditi di lavoro dipendente e a questo assimilati;

•          la riduzione dei termini di accertamento in caso di fatturazione elettronica;

•          il concorso del reddito soggetto ad imposta sostitutiva ai fini della valutazione dei requisiti reddituali per la fruibilità o la determinazione di benefici di qualsiasi tipo, anche non fiscali.

Requisiti d’accesso

Dal 2020, il regime forfetario è applicabile a condizione che, nell’anno precedente (art. 1 co. 54 della L. 190/2014):

•          siano conseguiti ricavi o percepiti compensi, ragguagliati ad anno, non superiori a 65.000,00 euro;

•          siano sostenute spese per lavoro dipendente per un ammontare complessivamente non superiore a 20.000,00 euro lordi.

Spese per lavoro dipendente rilevanti

Le spese che concorrono alla formazione del predetto limite di 20.000,00 euro sono relative:

•          al lavoro accessorio (di cui all’art. 70 del DLgs. 276/2003)3;

•          ai lavoratori dipendenti;

•          ai collaboratori di cui all’art. 50 co. 1 lett. c) e c-bis) del TUIR, anche se assunti secondo la modalità riconducibile ad un progetto ai sensi degli artt. 61 ss. del DLgs. 276/20034;

•          agli utili erogati agli associati in partecipazione con apporto costituito da solo lavoro (art. 53 co. 2 lett. c) del TUIR);

•          alle somme corrisposte per le prestazioni di lavoro effettuate dall’imprenditore medesimo o dai suoi familiari (art. 60 del TUIR).

Tale limite viene calcolato sulla base dell’ammontare complessivo lordo di spesa sostenuta “nell’anno precedente” per cui, per accedere o permanere nel regime nel 2020, occorre considerare le spese sostenute nel 2019.

Cause ostative

Dal 2020, il regime forfetario è precluso in presenza delle seguenti condizioni ostative (art. 1 co. 57 della L. 190/2014):

•          utilizzo di regimi speciali IVA e di determinazione forfetaria del reddito (lett. a);

•          residenza fiscale all’estero (fatta eccezione per i residenti in Stati UE/SEE che producono in Italia almeno il 75% del reddito complessivo) (lett. b);

•          compimento, in via esclusiva o prevalente, di cessioni di fabbricati o loro porzioni, di terreni edificabili o di mezzi di trasporto nuovi (lett. c);

•          esercizio di attività d’impresa, arti o professioni e, contemporaneamente all’esercizio dell’attività:

                - partecipazione in società di persone, associazioni o imprese familiari (art. 5 del TUIR);

                - controllo, diretto o indiretto, di srl o associazioni in partecipazione, che esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d’impresa, arti o professioni (lett. d);

                - esercizio dell’attività prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in essere o erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d’imposta o nei confronti di soggetti agli stessi direttamente o indirettamente riconducibili, ad esclusione dei soggetti che iniziano                    una nuova attività dopo aver svolto il periodo di pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni (lett. d-bis);

                - possesso, nell’anno precedente, di redditi di lavoro dipendente o a questi assimilati (artt. 49 e 50 del TUIR), eccedenti l’importo di 30.000,00 euro; la soglia non deve essere verificata se il rapporto di lavoro è cessato (lett. d-ter).

In base alle cause ostative di cui alle lett. d-bis  e d-ter  dell’art. 1 co. 57   della L. 190/2014, non è incompatibile lo svolgimento contestuale di un’attività autonoma in regime forfetario e di un rapporto di lavoro dipendente, a condizione che:

•          l’attività autonoma non sia svolta in prevalenza nei confronti del medesimo datore di lavoro (o di soggetti a questo riconducibili);

•          i redditi di lavoro dipendente (o a questi assimilati) siano non superiori a 30.000,00 euro.

Possesso di redditi di lavoro dipendente e assimilati

Il limite di 30.000,00 euro di redditi di lavoro dipendente e a questi assimilati non deve essere verificato se il rapporto di lavoro è cessato. Al riguardo era stato precisato che:

•          rilevano esclusivamente le cessazioni del rapporto di lavoro intervenute nell’anno precedente a quello di applicazione del regime forfetario;

•          dopo la cessazione del rapporto lavorativo, non devono essere percepiti redditi di pensione i quali, in quanto assimilati al reddito di lavoro dipendente, assumono rilievo, anche autonomo, ai fini del raggiungimento della citata soglia;

•          dopo la cessazione del rapporto lavorativo, non dev’essere intrapreso un nuovo rapporto di lavoro, ancora in essere al 31.12 dell’anno precedente (circ. Agenzia delle Entrate 4.4.2016 n. 10, § 2.3).

Riduzione dei termini di accertamento per fatturazione elettronica

L’utilizzo del regime forfetario determina l’esonero (salvo scelta volontaria) dagli obblighi di fatturazione elettronica (art. 1 co. 3 del DLgs. 5.8.2015 n. 127), pur permanendo i vincoli della L. 244/2007 e del DM 55/2013 in ordine alla fattu- razione elettronica nei confronti della Pubblica Amministrazione.

Al fine di incentivare l’adesione spontanea alla fatturazione elettronica, per i contribuenti in regime forfetario che hanno un fatturato annuo costituito esclusivamente da fatture elettroniche, il termine di decadenza per l’accertamento (art. 43 co. 1 del DPR 600/73) è ridotto di un anno (art. 1 co. 74 della L. 190/2014) passando, quindi, al 31.12 del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione.

In base alla formulazione della norma, il beneficio non è stato esteso ai soggetti in regime di vantaggio ex DL 98/2011.

Fruibilità di benefici fiscali e non fiscali

Un’ulteriore modifica prevede l’inclusione del reddito soggetto al regime forfetario ai fini della spettanza, oppure del computo della misura di agevolazioni di qualsiasi tipo. Nello specifico, viene sostituito il co. 75 dell’art. 1 della L. 190/2014 prevedendo che, quando le vigenti disposizioni fanno riferimento, per il riconoscimento della spettanza o per la determinazione di deduzioni, detrazioni o benefici di qualsiasi titolo, anche di natura non tributaria, al possesso di requisiti reddituali, si tiene comunque conto anche del reddito assoggettato al regime forfetario

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